I controlli a distanza dei lavoratori

La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro ha pubblicato la circolare n. 20 del 2015, che fornisce alcune indicazioni in merito alle modifiche, apportate dal decreto c.d. Semplificazioni (decreto legislativo n. 151/2015), all’articolo 4 (Impianti audiovisivi e altri strumenti di controllo) dello Statuto dei Lavoratori (Legge n. 300/1970).

Sottolinea la circolare che, nonostante il nuovo dettato normativo, sono ancora assolutamente vietati i controlli a distanza dei lavoratori che non abbiano finalità difensive, ovvero che non siano giustificati da esigenze organizzative e produttive, legate alla sicurezza del lavoro ed alla tutela del patrimonio aziendale.

Posto che permane l’obbligo di accordo sindacale o autorizzazione ministeriale, è scomparsa, dal nuovo art. 4 dello Statuto dei Lavoratori, la possibilità di impugnare in via amministrativa le decisioni relative all’utilizzazione di sistemi di controllo a distanza, che consentiva il ricorso al Ministero del Lavoro entro trenta giorni. Nel silenzio della norma, i Consulenti ritengono che le istanze in materia vadano, quindi, rivolte al giudice.

Eccezioni
L’autorizzazione preventiva è esclusa per gli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e per gli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze.
L’eccezione è, tuttavia, limitata agli strumenti che servono al lavoratore per adempiere alle mansioni assegnate.

Conclude la Fondazione ricordando che, ai sensi del nuovo testo dell’art. 4, le informazioni raccolte grazie ad un’installazione legittima di un impianto o della dotazione di strumenti concessa dalla legge, possono essere utilizzate per qualsiasi fine connesso al rapporto di lavoro, in primis per i rilievi di natura disciplinare.
L’utilizzabilità delle informazioni è però subordinata alla circostanza che al lavoratore sia data adeguata informazione delle modalità d’uso degli strumenti e della effettuazione dei controlli, “nel rispetto di quanto disposto dal D.Lgs. n. 196/2003”(c.d. “ Codice della privacy”).

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