LAVORO IN PILLOLE: Addio alla mobilità

ADDIO ALLA MOBILITA’

Ultimi mesi di vita per l’istituto della mobilità, introdotto dalla legge n. 223/91: dopo 25 anni, uno degli ammortizzatori sociali più noti e utilizzati per la gestione delle crisi aziendali andrà definitivamente in soffitta.

A stabilirlo è la legge n. 92/2012 – l’ormai tristemente famosa “Riforma Fornero” – che, a partire dal prossimo 2017, non consentirà più ai lavoratori che perderanno involontariamente il posto di lavoro di poter accedere a questa misura di sostegno al reddito.
In linea con gli obiettivi fissati dalla riforma in questione, resterà dunque solo la Naspi.

Quali sono le conseguenze?

Gli effetti della scomparsa della mobilità sono consistenti e interessano sia la platea dei lavoratori che la generalità dei datori di lavoro. Per quest’ultimi, infatti, le conseguenze sono di due tipi: sotto il primo profilo le imprese che ne avevano i presupposti non potranno più contare sull’istituto della mobilità per la gestione degli esuberi di personale.
In secondo luogo, dal 2017 le aziende non potranno più fruire delle misure incentivanti previste nel caso di assunzioni di lavoratori prelevati dalle liste di mobilità. Con la legge n. 223/91 chi assume lavoratori provenienti da questo bacino, infatti, può godere di una significativa riduzione dei contributi per la durata di 12 o di 18 mesi a seconda che l’assunzione sia a tempo determinato o indeterminato.
In talune ipotesi è previsto, inoltre, un bonus in favore del datore di lavoro pari al 50% dell’indennità di mobilità che sarebbe spettata al lavoratore se non fosse stato assunto.

Cosa succederà fino al 31 dicembre 2016?

Fino al 30 dicembre 2016, per le aziende rientranti nel relativo campo di applicazione, sarà possibile collocare in mobilità i lavoratori sia per effetto di una procedura di licenziamento collettivo che a seguito di un periodo di Cigs.
Le aziende che assumeranno lavoratori in mobilità entro la fine del 2016 potranno contare, nel rispetto dei principi generali, sugli incentivi di legge. Va tenuto presente, tuttavia, che mentre le assunzioni a tempo indeterminato effettuate entro il 31 dicembre 2016 potranno beneficiare dell’intero periodo di durata dell’agevolazione (18 mesi), quelle a tempo determinato che sconfineranno nel 2017 non potranno essere né prorogate (con i benefici), né trasformate a tempo indeterminato fruendo dell’ulteriore periodo di agevolazioni contributive.
Fino al 31 dicembre 2016 è fatta salva la possibilità di assumere con contratto di apprendistato professionalizzante lavoratori provenienti dalle liste di mobilità senza limiti di età fruendo delle riduzioni contributive previste.
Per effetto dell’abrogazione imposta dalla riforma Fornero, dal 31 dicembre 2016 i lavoratori non potranno più essere collocati in mobilità, in quanto l’iscrizione nelle liste decorrerebbe dal 1° gennaio 2017, giorno successivo alla data di licenziamento.

Cosa succederà dal 1° gennaio 2017?

Dal 1° gennaio 2017 non potranno essere premiate le assunzioni effettuate con riferimento a soggetti iscritti entro il 31 dicembre 2016, in conseguenza del venir meno delle relative norme incentivanti.
L’impossibilità di accedere alle misure agevolate si rifletterà anche sui contratti di apprendistato professionalizzate instaurati con lavoratori che fruiscono della mobilità.
Dalla medesima data, con questa tipologia contrattuale, sarà possibile assumere solamente lavoratori beneficiari di un trattamento di disoccupazione ma è appena il caso di ricordare che imprese e addetti ai lavori sono ancora in attesa da un anno e mezzo, delle istruzioni operative da parte dell’Inps.

0