Lavoro in pillole: Depenalizzazione per l’omesso versamento dei contributi a carico dei lavoratori

OMESSO VERSAMENTO DEI CONTRIBUTI A CARICO DEI LAVORATORI
(Cosa è cambiato?)

Prima dell’entrata in vigore del D. Lgs. n. 8 del 15 gennaio 2016 in caso di omesso versamento dei contributi previdenziali a carico dei lavoratori, il datore di lavoro veniva punito sempre – a prescindere dall’importo – con la reclusione fino a tre anni e, congiuntamente, con la multa fino a 1.032 euro.
La sanzione non veniva applicata in caso di versamento dei contributi omessi entro il termine di 3 mesi dalla data di notifica della diffida.

Il D. Lgs. n. 8/2016 è intervenuto sul comma 1-bis del decreto legge n. 463/1983, il quale elenca le sanzioni previste nel caso di omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali poste a carico dei lavoratori.
Rispetto alla precedente disciplina viene previsto un sistema “ a doppio binario” che prevede l’applicazione di una sanzione penale nei casi più gravi e di una sanzione amministrativa nei casi di minore gravità.
In pratica se il datore di lavoro risulta essere colpevole di un’omissione di versamenti:
inferiore a 10.000 euro: si avrà l’irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 a 50.000 euro;
superiore a 10.000 euro: si avrà l’irrogazione della sanzione penale della reclusione fino a tre anni, congiuntamente alla multa fino a 1.032 euro.
Resta ferma la possibilità di non procedere con l’irrogazione della sanzione nel caso in cui ci sia un comportamento attivo del datore di lavoro a voler porre rimedio all’omissione.
Infatti, qualora il versamento delle ritenute omesse venga effettuato entro tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’accertamento della violazione:
 non si avrà la punibilità con sanzione penale per le violazioni superiori a 10.000 euro;
 e nemmeno l’assoggettabilità alla sanzione amministrativa per le omissioni inferiori a 10.000 euro.

Come si determina il limite tra reato e sanzione amministrativa?

A far luce su quest’aspetto è intervenuta la circolare Inps n. 121/2016, la quale prevede che “l’arco temporale da considerare per il controllo sul corretto adempimento degli obblighi contributivi è quello che intercorre tra il 1° gennaio ed il 31 dicembre di ciascun anno civile”.
Ne consegue che i versamenti che concorrono alla determinazione della soglia di euro 10.000 annui sono quelli relativi al mese di dicembre dell’anno precedente all’annualità considerata (da versare entro il 16 gennaio) fino a quelli relativi al mese di novembre dell’annualità considerata (da versare entro il 16 dicembre).
L’Istituto previdenziale chiarisce le omissioni saranno accertate con riferimento alle diverse Gestioni previdenziali nelle quali può verificarsi la fattispecie dell’omissione contributiva (ad es. la Gestione Separata).

Regime intertemporale per le violazioni commesse prima del 6 febbraio 2016

La nuova disciplina è entrata in vigore dal 6 febbraio 2016.
Si pone, dunque, il problema di quale disciplina applicare per le fattispecie di omissioni verificatisi prima di tale data.
Il decreto legislativo in questione prevede l’applicazione retroattiva solo se il provvedimento penale non è stato definito con sentenza o con decreto divenuti irrevocabili.
Con riferimento alle condotte poste in essere anteriormente al 6 febbraio 2016 e interessate da procedimenti penali non ancora definiti, il disposto prevede che entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, l’autorità giudiziaria disponga la trasmissione all’autorità amministrativa competente degli atti dei procedimenti penali relativi ai reati trasformati in illeciti amministrativi, salvo che il reato risulti prescritto o estinto per altra causa alla medesima data.

Come funziona il procedimento sanzionatorio?

La notifica dell’accertamento della violazione costituisce l’avvio del procedimento sanzionatorio.
Entro 30 giorni gli interessati potranno far pervenire scritti difensivi e documenti o fare richiesta di audizione .
Dall’atto verrà assegnato al datore di lavoro il termine di 3 mesi per il versamento delle ritenute omesse, e qualora egli adempia al pagamento entro il termine fissato, tale circostanza costituirà causa di non assoggettabilità alla sanzione dell’autore dell’illecito.
Nel caso in cui l’autore dell’illecito non provveda al pagamento nel termine dei tre mesi assegnati, dovrà versare, entro il termine dei successivi 60 giorni, l’importo della sanzione amministrativa quantificata nella misura ridotta: in questo caso pari a euro 16.666, ossia alla terza parte del massimo della sanzione prevista (di euro 50mila).
Il mancato assolvimento del pagamento nei termini assegnati consentirà l’avvio del procedimento di emissione dell’ordinanza di ingiunzione per l’irrogazione della sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000 a euro 50.000.
Nella determinazione della sanzione amministrativa pecuniaria fissata dalla legge si ha riguardo:
 alla gravità della violazione;
 all’opera svolta dall’agente per l’eliminazione o attenuazione delle conseguenze della violazione;
 alla personalità dello stesso e alle sue condizioni economiche.
Anche nell’ipotesi di omesse ritenute per importi superiori a 10.000 euro, verrà assegnato al datore di lavoro il termine di 3 mesi per il versamento delle ritenute omesse e la regolarizzazione effettuata nei termini previsti costituirà, anche in questo caso, causa di non punibilità.

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