Omesso versamento dei contributi previdenziali: il danno non è tenue

L’omesso versamento dei contributi previdenziali è un danno per la posizione pensionistica del lavoratore, non qualificabile come particolarmente tenue. Ad affermare questo principio è la sentenza n. 40350 dell’ 8 ottobre 2015 con cui la Cassazione ha escluso l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ad un imprenditore imputato per omesso versamento delle ritenute previdenziali.
Le ritenute previdenziali costituiscono componenti della retribuzione trattenuti al lavoratore, per la formazione dell’accantonamento a fini pensionistici.
Esse hanno, dunque, una finalità essenziale, per cui la loro distrazione da parte del datore di lavoro che omette di versarle all’ente previdenziale, rappresenta un danno per la posizione del lavoratore non qualificabile di certo come particolarmente tenue.
La Corte di Cassazione ha così escluso l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ad un imprenditore imputato per omesso versamento delle ritenute previdenziali.

Omesso versamento sotto 10mila euro, resta reato se il Governo non esercita la delega

Nella medesima decisione la Suprema corte ha avuto modo di ribadire, altresì, che la previsione della trasformazione in illecito amministrativo del reato di omesso versamento delle ritenute, a condizione che non ecceda il limite complessivo di euro 10mila, per come contenuta nella Legge delega n. 67/2014, non è stata ancora attuata dal Governo con apposito decreto delegato da emanarsi entro 18 mesi dal vigore della legge medesima. Addirittura, l’Esecutivo potrebbe determinarsi a non esercitare il potere legislativo delegatogli.
Ne consegue che, allo stato, la fattispecie in esame deve considerarsi ancora tipizzata come reato.

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