RUBRICA: Lavoro in pillole

JOBS ACT: IL RIORDINO DEI CONTRATTI DI LAVORO

Il Decreto di riordino delle tipologie contrattuali, in attuazione del Jobs Act, riscrive tutti i contratti di lavoro di natura subordinata: dai contratti di collaborazione al contratto a termine, al part-time; dall’apprendistato al lavoro intermittente, al lavoro accessorio. L’unico contratto completamente abrogato è quello del lavoro ripartito o job sharing che quindi sparisce dall’ordinamento italiano.

Contratti di collaborazione

La novità di maggior rilievo è quella che concerne il superamento dei contratti a progetto. A partire dall’entrata in vigore del decreto, non potranno più esserne attivati contratti di co.co.pro. (quelli già in essere potranno proseguire fino alla loro scadenza).

In ogni caso, a partire dal 1° gennaio 2016, ai rapporti di collaborazione che si concretizzino in prestazioni di lavoro continuative ed etero-organizzate dal datore di lavoro saranno applicate le norme del lavoro subordinato.

Restano salve le collaborazioni regolamentate da accordi collettivi, stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, che prevedono discipline specifiche relative al trattamento economico e normativo in ragione delle particolari esigenze produttive ed organizzative del relativo settore e pochi altri tipi di collaborazione.

Il decreto legislativo prevede inoltre, con effetto dal 1° gennaio 2016, un meccanismo di stabilizzazione dei collaboratori che hanno prestato attività lavorativa a favore dell’impresa.

Lavoro accessorio

Nel lavoro accessorio (voucher o buoni lavoro) la novità riguarda l’elevazione del limite di ricorso al lavoro accessorio, che passa da 5.000 a 7.000 euro con riferimento  alla totalità dei committenti e nel corso di un anno civile.

Viene introdotta la tracciabilità per evitare un uso improprio di tale forma di lavoro prevedendo, da un lato, che il committente imprenditore o professionista possa acquistare il voucher solo in via telematica, dall’altro che debba comunicare preventivamente quale uso farà dei voucher, indicando il codice fiscale del lavoratore e il luogo di svolgimento della prestazione, in un arco temporale di 30 giorni.

Part time

Resta fermo l’obbligo della forma scritta del contratto part-time con l’indicazione della collocazione dell’orario di lavoro. La principale novità riguarda la preclusione per il datore di lavoro di richiedere al lavoratore prestazioni di lavoro supplementare superiori al 25% delle ore settimanali concordate. In caso di prestazione di lavoro supplementare la retribuzione dovrà essere maggiorata del 15%.

Viene introdotta una nuova disciplina per le clausole flessibili ed elastiche, con preavviso datoriale di soli 2 giorni. Ai lavoratori resta la possibilità di revocare il proprio consenso ai mutamenti dell’orario di lavoro nel part-time.

Contratti a tempo determinato

Niente stravolgimenti per i contratti a tempo determinato. Il contratto a termine resta “acausale”, di durata fino a 36 mesi e prorogabile fino a un massimo di 5 volte nei 36 mesi. Viene confermato lo “stop & go” tra due contratti.

Resta anche il limite del 20% dei contratti a tempo determinato stipulabili in azienda (salvo diversa previsione della contrattazione collettiva di riferimento e con esclusione delle attività stagionali). Chi supera i limiti, subisce una sanzione del 20% o 50% della retribuzione contrattuale mentre resta esclusa la conversione a tempo indeterminato del rapporto.

Contratti a chiamata

In materia di lavoro intermittente, la normativa non subisce grosse modifiche: è sempre previsto il ricorso al lavoro a chiamata per prestazioni di carattere discontinuo o intermittente. Resta possibile stipulare contratti intermittenti a tempo indeterminato e resta confermato il limite di 400 giornate in tre anni, così come l’obbligo della comunicazione preventiva.

Nel caso in cui il lavoratore percepisca l’”indennità di disponibilità”, il rifiuto ingiustificato del lavoratore di rispondere alla chiamata può costituire motivo di licenziamento.

In caso di violazione degli obblighi di comunicazione si applica la sanzione da 400 a 2.400 euro e non si applica l’istituto della diffida.

Apprendistato

Rivisitata la disciplina dell’apprendistato per la qualifica e per il diploma (che ora assume la nuova denominazione di «apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore») e quella dell’apprendistato di alta formazione e ricerca: il conseguimento dei titoli, rispettivamente, del livello secondario di istruzione e formazione e del livello terziario, potrà avvenire anche attraverso l’apprendimento presso l’impresa.

Lo schema prevede, inoltre, che possano accedere all’apprendistato, di durata massima quadriennale, anche gli studenti degli istituti scolastici statali per il conseguimento del diploma di istruzione secondaria superiore.

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