ASSEGNO DI RICOLLOCAZIONE: Si amplia la platea dei destinatari

Si amplia l’ambito di applicazione dell’assegno di ricollocazione, la misura di politica attiva introdotta dal D. Lgs. n. 150/2015 per favorire il reimpiego dei disoccupati. Il Ddl di Bilancio per il 2018, infatti, estende l’assegno di ricollocazione ai lavoratori in CIGS per le causali di riorganizzazione o crisi aziendale.

Ricordiamo che l’assegno di ricollocazione consiste in una “dote” in possesso dei percettori di Naspi da almeno 4 mesi finalizzata a potenziare le opportunità occupazionali. Con essa è possibile usufruire di servizi personalizzati di assistenza alla ricollocazione attraverso la predisposizione di un programma di ricerca intensiva e mediante l’assegnazione di un tutor dedicato, spendibile presso i Centri per l’Impiego o le Agenzie per il Lavoro accreditati a livello regionale o nazionale.

L’importo dell’assegno di ricollocazione varia da 250 a 5.000 euro in base al grado di difficoltà di inserimento lavorativo del percettore di Naspi e al tipo di contratto stipulato grazie all’attività di ricerca intensiva. Tale importo, tuttavia, non viene riconosciuto direttamente al disoccupato ma agli operatori pubblici e privati che si siano adoperati per consentire il reimpiego del lavoratore ed è sostanzialmente connesso al risultato occupazionale realizzato.

Allo stato attuale è in corso la fase sperimentale di applicazione della misura che L’ANPAL ha avviato nei confronti di circa 30.000 percettori di Naspi estratti a sorte in maniera del tutto casuale.

Ora, il Ddl in discussione al Parlamento prevede la possibilità di attivare un “piano di ricollocazione” per quei soggetti a rischio di espulsione nell’ambito di un intervento di Cassa Integrazione Straordinaria. Con tale piano sarà possibile chiedere all’ANPAL l’attribuzione anticipata dell’assegno di ricollocazione che potrà, quindi, essere “speso” in un programma di ricerca intensiva già in costanza del trattamento di CIGS.

L’adesione alla misura di politica attiva è assolutamente volontaria ma per incentivarne l’utilizzo viene disposto che il lavoratore in CIGS – qualora stipuli un contratto di lavoro dipendente con un altro datore di lavoro – possa beneficiare:

  • dell’esenzione dall‘Irpef e dalla contribuzione previdenziale delle somme percepite per effetto della risoluzione consensuale del rapporto di lavoro in atto con l’azienda in crisi (nel limite di nove mensilità della retribuzione utile ai fini del TFR);
  • di un contributo mensile del 50% del trattamento CIGS che gli sarebbe stato altrimenti corrisposto.

Previsto un’incentivo anche per il datore di lavoro che assume: una riduzione del 50% dei contributi previdenziali a proprio carico (con esclusione dei premi Inail) nei limiti di 4.030 euro per la durata di:

  • 18 mesi in caso di assunzione a tempo indeterminato:
  • 12 mesi in caso di assunzione a termine, prorogabile di ulteriori sei mesi in caso di conversione a tempo indeterminato.

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