MANOVRA 2019 E OCCUPAZIONE

MANOVRA 2019 E OCCUPAZIONE

Un parto un po’ più travagliato del solito quello che sta affrontando la legge di Bilancio del prossimo anno, attualmente in discussione in Parlamento. I fari sono tutti puntati sul “reddito di cittadinanza”, sulla “quota cento” e sulla “(mancata) flat tax” mentre pochi sforzi sono stati registrati per abbassare nell’immediato il costo del lavoro e favorire l’occupazione.

Oltre al bonus contributivo da 3.000 euro l’anno introdotto dal “Decreto Dignità” per agevolare le assunzioni stabili (ancora in attesa di decreto attuativo), nella manovra 2019 sono previste tre misure per incentivare l’occupazione. Resterà deluso chi si aspettava interventi generalizzati di abbattimento del costo del lavoro, perché questi incentivi puntano ad agevolare, ancora una volta, singole categorie di lavoratori, con regole diverse da un bonus all’altro.

IL BONUS PER GIOVANI ECCELLENTI

Arriva il bonus occupazione per i giovani con carriere universitarie eccellenti, laureati under 30 o dottori di ricerca under 34. Si tratta di un “incentivo” riconosciuto sotto forma di esonero dei contributi a carico del datore di lavoro, ad eccezione dei premi Inail, per 12 mesi e con un tetto di 8.000 euro.

Lo sconto è riconosciuto ai datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato nel 2019 giovani con una laurea magistrale con 110/110 e lode o con un dottorato di ricerca.

L’esonero annuale ha diversi paletti di accesso, come il divieto di licenziare per giustificato motivo oggettivo il lavoratore agevolato o altri dipendenti con la stessa qualifica nei 24 mesi successivi all’assunzione (pena il recupero del bonus già fruito), il rispetto del “de minimis”(la soglia di aiuti che possono essere concessi alle imprese senza violare le norme Ue sulla concorrenza) e il rispetto delle altre condizioni di spettanza previste dalla legge Fornero.

PROROGA DEL BONUS MEZZOGIORNO

Previsto anche per il 2019 l’esonero dei contributi per l’assunzione stabile di lavoratori under 35 (o oltre i 35 anni se privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi) nelle Regioni Abruzzo, Molise, Sardegna, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia.

Per le assunzioni è previsto lo sgravio totale dei contributi a carico dei datori di lavoro, da fruire mediante conguaglio sui contributi INPS, entro il limite di 8.060 euro da riparametrare in caso di part time per la durata di 12 mesi.

Il bonus matura anche nelle ipotesi di trasformazione a tempo indeterminato di un rapporto a tempo determinato. Fatta salva quest’ultima ipotesi, i lavoratori assunti non devono aver avuto un rapporto di lavoro negli ultimi sei mesi con lo stesso datore di lavoro.

MINI IRES AL 15%

La nuova “Mini-Ires” prevista dal Ddl di Bilancio 2019 consiste in una tassazione ridotta di 9 punti percentuali del reddito corrispondente agli utili reinvestiti per acquisire beni materiali strumentali e per incrementare l’occupazione, a favore di società di capitali, società di persone e imprenditori individuali (in questi ultimi due casi sull’Irpef e non sull’Ires).

Almeno al momento sembrano esclusi i professionisti.

Il beneficio potrà essere usato solo dal 2020, perché decorre dal periodo d’imposta 2019 e il calcolo si preannuncia piuttosto complicato.

La tassazione agevolata è riservata alle imprese che incrementano il numero medio dei dipendenti rispetto al 2018. Viene fissata la data del 30 settembre come riferimento per il calcolo dell’incremento occupazionale con l’evidente finalità di evitare che, nell’ultimo trimestre dell’anno, le aziende operino riduzioni del personale e successive riassunzioni per beneficiare dell’agevolazione fiscale.

Per fruire dell’incentivo si dovrà soddisfare una doppia condizione. La prima è l’incremento del personale, tramite assunzioni con contratto a tempo indeterminato o determinato (anche part time). La seconda è che aumenti, complessivamente, anche la spesa per le retribuzioni. In altre parole, ai fini della tassazione agevolata, si considererà solo la quota delle nuove spese per il personale che comporti complessivamente una maggiore spesa in retribuzioni per l’azienda.

 

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