Stop ai contanti per il pagamento degli stipendi

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, avvenuta lo scorso 29 dicembre 2017, entra nel vivo la nuova Legge di Bilancio 2018 che, tra le tante novità, introduce il divieto di pagamento in contanti degli stipendi a decorrere dal prossimo mese di luglio 2018.


L’intento è quello di evitare gli abusi nei confronti dei dipendenti costretti talvolta, sotto il ricatto del licenziamento o della non assunzione, a firmare una busta paga che riporta una regolare retribuzione mentre, nella realtà, percepiscono uno stipendio effettivo notevolmente inferiore a quello stabilito dalla contrattazione collettiva.

Come saranno pagati gli stipendi?

A partire dal 1° luglio 2018, tutti gli stipendi (compresi gli acconti e le anticipazioni) dovranno essere pagati con mezzo tracciabile.

La Legge n. 205 del 29/12/2017, infatti, stabilisce che i datori di lavoro ed i committenti debbano corrispondere le retribuzioni con uno dei seguenti mezzi:

  • bonifico sul conto identificato dal codice IBAN comunicato dal lavoratore;
  • strumenti di pagamento elettronici;
  • pagamento in contanti presso una banca o un ufficio postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;
  • emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di comprovato impedimento, a un suo delegato.

Con riferimento all’ultimo punto, l’impedimento s’intende comprovato quando il delegato a ricevere il pagamento sia il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, del lavoratore, purché di età non inferiore a sedici anni.

Quali rapporti di lavoro sono interessati?

Sono coinvolti nel divieto di pagamento in contanti tutti i rapporti di lavoro subordinato, indipendentemente dalle modalità di svolgimento della prestazione e dalla durata del rapporto, nonché i rapporti di lavoro derivanti da contratti di collaborazione coordinata e continuativa e dai contratti di lavoro instaurati dalle cooperative con i propri soci ai sensi della Legge n. 142/2001.

Importanti i risvolti sotto l’aspetto probatorio nell’ambito del contenzioso del lavoro: la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione. Costituirà prova del corretto pagamento dello stipendio soltanto la copia della disposizione di bonifico o dell’assegno o l’attestazione bancaria e postale.

La norma in questione non si applica, tuttavia, ai rapporti di lavoro instaurati con le pubbliche amministrazioni né a quelli rientranti nell’ambito del lavoro domestico.

Al datore di lavoro o committente che vìoli l’obbligo di corresponsione delle retribuzioni e dei compensi con sistemi tracciabili si applica la sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da 1.000 euro a 5.000 euro.

Le criticità emerse

La normativa, pur se amplia notevolmente il sistema di tutele nei confronti dei lavoratori vittime di comportamenti fraudolenti di alcuni datori di lavoro, presenta però un elemento di criticità in quanto non riesce a contrastare in modo efficace il fenomeno del pagamento della retribuzione netta in busta paga con bonifico o assegno bancario, ma con il lavoratore che restituisce al datore di lavoro, in contanti, parte del denaro percepito con il mezzo tracciabile.

Critiche giungono anche dal versante dei datori di lavoro i quali, anche in presenza di netti in busta di importo irrisorio, sono costretti a ricorrere, qualche volta con disappunto degli stessi lavoratori, all’utilizzo di mezzi tracciabili.

Occorre tener conto, inoltre, della scarsa propensione di una parte di lavoratori all’utilizzo di sistemi elettronici di pagamento trovando molto più pratico e veloce l’uso del contante.

In molte aziende, infine, non si adotta il sistema del pagamento mensile della retribuzione ma, per consuetudine, i lavoratori ricevono la paga con cadenza settimanale arrivando a percepire fino a quattro anticipazioni mensili. In tale ipotesi il nuovo obbligo introdotto dalla Legge di Bilancio appare piuttosto dispendioso sia dal punto di visto economico che in termini di tempo.

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